Conviviale in sede, relatrice Gabriella Albrici Cartapani

Conviviale in sede, relatrice Gabriella Albrici Cartapani

Conviviale in sede, relatrice Gabriella Albrici Cartapani

Dopo i consueti saluti di benvenuto alle Signore e ai Soci presenti, il Presidente Zopolo ha presentato brevemente la relatrice della serata Gabriella Albrici Cartapani, moglie di Renato, Socio del RC Brescia Castello.
Gabriella Albrici ha conseguito la laurea in Lingue e letterature straniere presso l’Università di Padova con una tesi su James Joyce e le avanguardie della letteratura del ‘900 in Europa. Per questo ha dedicato tempo allo studio del fenomeno letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la cui prima e unica opera gli consentì di essere considerato uno dei massimi esponenti della letteratura italiana del ‘900. La relatrice intende presentare un profilo dell’ autore, uomo di vertiginosa cultura, che con uno strepitoso uso del lessico nella sua prosa vinse il premio Strega nel 1958, e che ottenne la consacrazione definitiva con l’ impareggia-bile versione cinematografica del “Gattopardo” dovuta al genio di Luchino Visconti nel 1963. Poi il Presidente ha provveduto a comunicare i prossimi appuntamenti per il Club (riportati in questo bollettino).

Dopo la cena, dove ancora una volta Francesco ha dimostrato che “brescianità” e “qualità” sono due termini che si possono coniugare benissimo (bisogna solo esserne capaci), il Presidente ha ceduto il microfono a Gabriella Albrici per la sua relazione. 

La relatrice sviluppa un dettagliato excursus sulla vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nato in una famiglia dell’alta nobiltà e quindi detentore di ben quattro titoli molto importanti, ma caratterizzata dalla fortissima personalità, tutta incentrata su Giuseppe che vive un’infanzia felice ma solitaria (disse di sé “ero un bambino che amava più le cose che il rapporto con le persone”). Prigioniero nella Prima Guerra mondiale, scappa e rientra a Palermo dall’Ungheria. Finita la guerra, viaggia molto, specialmente in Inghilterra presso uno zio Ambasciatore del Regno d’Italia. Conduce un’ esistenza tipica nobiliare, ma con sempre meno sfarzi per via di incerti finanziari (che lo ridurranno in povertà alla fine della vita).

Il suo capolavoro viene elaborato in modo “sedimentale”, cioè con continue riscritture delle parti in cui è diviso, finché l’incontro con Eugenio Montale al premio San Pellegrino, dove accompagna il cugino poeta, pupillo del grande poeta ligure, lo spinge a finire il suo romanzo in due anni, dal 1854 al 1856. Tomasi di Lampedusa ne fa stampare tre copie, e le invia a Mondadori, Einaudi e ad Elena Croce.
Ma le prime due case editrici sono guidate nelle scelte da Elio Vittorini, che giudica il romanzo “non di interesse” soprattutto per la connotazione polita dell’ Autore, vicino al Partito Monarchico.
Nel frattempo la salute di Tomasi di Lampedusa si aggrava, inutilmente viene compiuto un viaggio a Roma per essere visitato da un luminare che conferma la gravità della malattia, anzi peggiora la situazione. IL 23 luglio 1957 l’Autore muore a Palermo.
Subito dopo, il manoscritto arriva a Feltrinelli, dove Giorgio Bassani, che svolge il lavoro di correttore di bozze, intuisce le potenzialità del romanzo e riesce ad ottenere la pubblicazione nel 1958, nonostante la casa editrice stia navigando in cattive acque.
Il successo è clamoroso, vengono vendute 70.000 copie, il romanzo vince il Premio Strega l’ anno successivo, e vengono vendute 200.000 copie. Nel tempo le vendite supereranno il milione di copie, pubblicate in venticinque lingue.
Ad una prima lettura il romanzo può apparire “vecchio”, biografico, psicologico, ma in realtà si dimostra attuale per i tempi in quanto si contrappone al neorealismo che sta vivendo una fase calante.

Incentrato sulla figura del Principe Fabrizio Salina, a partire dal 1860 anno dello sbarco dei Mille in Sicilia, personaggio famoso per la Sicilia, ma decisamente scettico e distaccato perché cosciente del decadimento della nobiltà siciliana. Il nipote Tancredi lo stimola ad appoggiare i garibaldini perché “si deve cambiare perché tutto rimanga come prima”; il Principe intuisce che sta scomparendo il potere della nobiltà e sta avanzando una nuova classe, la borghesia che si è arricchita alle spalle dei nobili; per questo il nipote Tancredi sposa Angelica Sedara, figlia di un borghese ricchissimo, usuraio. Forse la scena principale del romanzo, dove viene alla luce la personalità del Principe, è quella che illustra l’ arrivo di ambasciatori del Regno d’ Italia che hanno il compito di far accettare al Principe la candidatura al Senato del Regno. La risposta di Fabrizio Salina dimostra tutto il suo dolore per i cambiamenti in atto, lo scetticismo sul proprio futuro, la profonda disillusione dell’ aristocrazia siciliana. Il romanzo è diviso in 8 parti, ciascuna corrispondente ad un preciso periodo storico della vita del Principe, tranne l’ultima che tratta avvenimenti successivi alla sua morte; la Parte 7 è dedicata in gran parte alla descrizione minuziosa della sua morte, preceduta dalla rivisitazione di pensieri, considerazioni, sensazioni e visioni avuti in vita.
Il romanzo ha poi goduto di una versione cinematografica di altissimo livello, grazie al genio artistico di Luchino Visconti; tutti conoscono la scena del ballo estivo, protagonisti Claudia Cardinale e Alain Delon. Alla fine il giudizio di Gabriella Albrici sul romanzo è chiaro, senza tentennamenti: lo stile è sublime, l’ uso delle parole è incomparabile con alcuno altro, tipico di scrittura “grassa”, cioè con ricerca di aggettivazione carica di significato; la relatrice porta l’ esempio del termine usato per descrivere l’ atteggiamento della gente comune siciliana, sicuramente “irredimibile”.
Per chiudere la sera Albrici legge un brano della Parte 7 sulla fine del Principe.

Al termine gli applausi convinti e prolungati da parte dei Soci dimostrano l’ apprezzamento per la capacità espressiva della relatrice, piana, chiara, concisa anche se dettagliata nei particolari importanti.
Il Presidente ringrazia sentitamente Gabriella Albrici Cartapani, ripromettendo di interpellarla in un prossimo futuro su argomenti altrettanto intriganti, e chiude la serata con il tocco della campana.