Conviviale in sede, relatore Carlo Saffioti

Conviviale in sede, relatore Carlo Saffioti

Conviviale in sede, relatore Carlo Saffioti

Dopo la pausa natalizia e di fine anno, è ripresa l’attività del Club con una serata che si è idealmente riallacciata a quella del 2 dicembre 2025 dedicata all’ epopea del Gattopardo.

Infatti il tema questa volta è stato “Risorgimento Mon Amour”, trattato dal nostro ospite Carlo Saffioti, Rotariano del Club Bergamo Città Alta.

All’inizio della conviviale il Presidente Zopolo ha dato il benvenuto nel Nuovo Anno ai Soci presenti, ha poi dato la parola al Presidente Incoming Castellani, la quale ha comunicato che l’ apposita Commissione ha individuato in Leonardo Lombardi il Presidente dell’Anno rotariano 2027-2028: l’ applauso dei presenti ha sottolineato l’augurio di buon lavoro, tenuto conto che il 2028 sarà l’anno del Cinquantenario di fondazione del Club.

Zopolo poi ha presentato il Relatore, Psicoterapeuta specializzato in Neurologia e in Psichiatria. Ha lavorato all'ospedale psichiatrico di Bergamo, poi ha diretto i servizi psichiatrici territoriali della bassa bergamasca . Dal 2013 è direttore sanitario e responsabile psichiatra della Fondazione Emilia Bosis, accreditata con Regione Lombardia, che si occupa con 3 comunità e 3 centri diurni di riabilitazione psichiatrica. Membro onorario dal direttivo della Società italiana di Psichiatria sezione Lombarda. Ha svolto un’articolata attività politica, che lo ha visto nel ruolo di Consigliere comunale a Bergamo, Assessore in Regione Lombardia e Presidente di varie Commissioni Sanità. Ha iniziato la sua carriera rotariana nel Rotaract di Bergamo, ed è socio del RC dal 1990, avendo ricoperto la carica di Presidente nel 2017-2018.
Il Relatore ha spiegato che la sua passione per il Risorgimento risale alla sua fanciullezza e ai racconti dei familiari che riportavano le gesta di conoscenti e antenati. Ha scritto un libretto “Viva l’Italia” che si apre con la domanda su come possano i giovani di oggi capire l’origine della nostra nazione se non conoscono il valore dei personaggi protagonisti del Risorgimento, dipinti in tempi recenti con aggettivi negativi. Saffioti crea un parallelismo tra due di questi, Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, il primo protagonista al 1849, succeduto al padre Carlo Alberto, e che rifiutò l’ordine di Radetzky di abolire lo Statuto Albertino, il primo statuto di stampo liberale per l’epoca, e che indusse coloro che si ribellavano al dominio straniero di raggrupparsi in Piemonte, dove trovarono ospitalità dal Regno di Sardegna. Vittorio Emanuele II ebbe la capacità, con l’aiuto di Cavour, di non essere succube delle potenze europee, anzi di ottenere appoggio da loro per l’impresa di combattere contro gli Austro-ungarici; in effetti si guadagnò il rispetto dei sovrani europei combattendo e mettendosi in gioco in prima persona rischiando non solo la vita ma anche il Regno di Casa Savoia. Dal 1859 condusse campagne militari che contribuirono a formare il primo nucleo di Italia, prima conquistando la Lombardia, poi l’Emilia Romagna e i Ducati di Parma e Piacenza, poi il Granducato di Toscana: in questi Stati il popolo ottenne che si svolgessero plebisciti che sancirono l’unione al Regno di Sardegna. Nel 1860 raggiunse Garibaldi a Teano, passando per i territori di Marche ed Abruzzo e sconfiggendo le truppe del Regno Pontificio, ampliando i confini della nuova nazione. Vittorio Emanuele II va ricordato per la fermezza con cui applicò il principio di “Libera Chiesa in Libero Stato”, affermato in quel periodo per separare la sfera spirituale, appannaggio della Chiesa, dalla sfera amministrativa appannaggio della politica. La sua importanza a livello europeo è testimoniata dalla Regina Vittoria di Inghilterra che, nel suo diario alla sua morte, scrisse parole di apprezzamento per il suo coraggio, per essere stato un vero condottiero. Saffioti ritorna poi sul parallelismo tra i due personaggi principali del Risorgimento, ricordando la figura di Garibaldi, la sua vita avventurosa, che lo portò dal 1824 al 1833 a viaggiare per il mondo nonostante non ci fossero mezzi veloci per i viaggi. Andò poi in Sudamerica, in Brasile, Uruguay ed Argentina, fino al 1859, quando rientrò in Italia per partecipare alla Seconda Guerra di Indipendenza; l’anno successivo lo vide partire con i Mille alla conquista del Regno delle Due Sicilie; arrivato a Teano, si fermò ma per poco perché nel 1862 ripartì alla conquista di Roma; la ferita in Aspromonte bloccò questo suo tentativo, e lo costrinse a rifugiarsi a Londra, dove fu accolto da un milione di persone attratte dalla sua fama. In effetti si sviluppò un culto della personalità che si tradusse in oggetti con la sua effige in tutti mercatini inglesi; si dice che persino una squadra di calcio usò il colore rosso per le sue maglie in suo onore. Di Giuseppe Garibaldi scrisse Victor Hugo, definendolo ”uomo della libertà, umanità, un vir secondo la tradizione latina, che otteneva la sua forza dall’ anima del popolo”. Saffioti osserva che Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi avevano in comune il carisma del cavaliere antico capaci di battersi anche contro il tornaconto personale. Nel Risorgimento entrambi ispirarono, grazie alla loro passione, la migliore gioventù italiana e i personaggi importanti della società, che contribuirono alla nascita dell’Italia nel 1870. Saffioti conclude poi la sua relazione citando alcuni giovani bergamaschi che si distinsero nel Risorgimento, osservando che avevano dimostrato come nelle loro azioni fosse assente qualsiasi sentimento di odio verso il nemico e una grande speranza che le loro azioni potessero contribuire a raggiungere gli ideali di unità, libertà e indipendenza per il popolo italiano. Alla fine dell’ appassionata relazione i Soci hanno applaudito convinti, porgendo alcune domande su temi specifici.

Prima del tocco della campana il Presidente ha ricordato che la conviviale di lunedì 19 gennaio è spostata a mercoledì 21, sempre al Touring, quando ospiteremo la serata organizzata dall’ A.R.A.C.I. per chiudere il Service a favore di Amico Campus.