Conviviale in sede - “Architettura Sostenibile e Bioclimatica: il sogno della scuola GIRASOLE in Tanzania”, relatore il Socio Matteo Defendini.
La serata è stata messa a disposizione del nostro Socio Defendini per raccontarci di una sua importante esperienza lavorativa in Tanzania.
Matteo ha premesso alla descrizione del suo progetto alcune considerazioni fondamentali per capire i problemi che bisogna affrontare per creare in un ambiente molti diverso da quello in cui noi viviamo.
Per Matteo fare architettura ai nostri giorni non significa solo progettare ma significa relazionarsi con un territorio, con il suo clima, con le comunità che lo abitano. È esattamente questo il criterio su cui si fonda il progetto del complesso scolastico «Girasole» in Tanzania, un progetto che non rappresenta solo una scuola, ma un’idea di futuro.
Si è obbligati a considerare il rispetto per l’ambiente, l’attenzione al clima, il rispetto delle tradizioni costruttive locali, il dialogo con le comunità di un territorio, all’interno del complesso iter progettuale che caratterizza ogni nuova costruzione. Si è chiamati ad onorare una responsabilità etica, ancora più evidente quando si opera in contesti fragili, dove le risorse, naturali, costruttive, economiche, sono limitate. Costruire significa allora interrogarsi su cosa vogliamo apportare in un territorio e su ciò che vogliamo lasciare come testimonianza; significa capire l’impatto che un edificio genera su chi lo vive nel tempo, la sua capacità di adattarsi al contesto e di dialogare con esso.
In questo senso, sostenibilità e bioclimatica diventano strumenti concreti di progetto.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento, ossia l’incontro tra tradizione costruttiva locale e conoscenza tecnica contemporanea. Nei contesti del cosiddetto Terzo Mondo, come quello africano, dove le tecniche costruttive sono spesso rudimentali e la manodopera poco specializzata, qualsiasi progetto di architettura contemporanea non può limitarsi a replicare modelli occidentali.
Il valore del progetto sta proprio nell’ equilibrio: integrare il sapere progettuale e tecnologico contemporaneo con le tecniche locali, migliorandone le prestazioni. È in questa sintesi che la modernità trova senso, diventando accessibile, sostenibile e realmente utile per le comunità che la vivono.
Defendini ha continuato la sua relazione raccontando che ad Ikengwa, oggi, esiste una scuola troppo piccola per accogliere tutti i bambini che vivono nelle comunità vicine: i ragazzi sono costretti a turni, percorrendo fino a otto chilometri a piedi per raggiungerla ogni giorno. Da questa esigenza nasce l’esigenza di un campus scolastico più ampio, capace di ospitare fino a 350 alunni, affiancato da un dormitorio per i bambini provenienti dai villaggi più lontani e da un complesso di abitazioni per gli insegnanti e le loro famiglie.
L’ispirazione del progetto arriva direttamente dal luogo, in particolare dai girasoli che caratterizzano l’area, diventando fin dal principio la chiave progettuale della nuova scuola.
Il girasole, simbolo di crescita e apertura, si traduce in architettura attraverso una struttura radiale composta da 24 cupole, i “petali”, disposti attorno a un portico, la “corolla esterna”, e a uno patio centrale, la “corolla interna”, cuore della vita scolastica e luogo di relazione. La scuola prende forma come un organismo vivo, in cui ogni elemento risponde a una precisa logica climatica: a est si trovano le cupole più ampie, dedicate agli studenti più grandi e funzionali alla protezione dal vento e dalla sabbia; a nord e a sud sono collocate le aree comuni e amministrative illuminate in modo uniforme durante tutto l’anno; a ovest le cupole più piccole si aprono ai più giovani, lasciando filtrare
aria e luce.
Ogni scelta è stata guidata dai principi di sostenibilità e bioclimatica. Sole, acqua e vento diventano così materiali di progetto: gli ambienti interni sono illuminati zenitalmente ed impostati ad una quota più bassa dal terreno circostante per ridurre la loro temperatura interna; l’acqua piovana viene raccolta e convogliata in sistemi di raccolta sotterranei integrati nel complesso, per essere riutilizzata durante l’anno; il vento viene sfruttato attraverso sistemi di ventilazione naturale che permettono agli ambienti di arieggiare senza l’uso di impianti.
Questo approccio si estende anche agli altri edifici del campus. Il dormitorio, destinato ad accogliere fino a 64 bambini, si sviluppa in due volumi sfalsati, progettati per garantire ventilazione naturale, illuminazione e un rapporto diretto con il paesaggio circostante, ed integrati da spazi comuni come il refettorio, pensato come ambiente flessibile per la vita quotidiana. La copertura, articolata su più altezze, consente la raccolta dell’ acqua piovana e favorisce la ventilazione del sottotetto, mentre le aperture sulle facciate assicurano una distribuzione uniforme della luce durante tutto l’anno.
Accanto alla scuola e al dormitorio, il progetto prevede anche un complesso di 16 abitazioni per i professori, organizzate in due blocchi. Le case sono progettate per garantire comfort climatico e qualità abitativa, con una disposizione che protegge dal vento e favorisce la ventilazione naturale, anche grazie all’utilizzo di sistemi come i cosiddetti “camini del vento”.
L’impiego di materiali locali, in particolare mattoni ricavati dalla terra compattata e cotta n situ, rafforza ulteriormente il legame con il territorio e contribuisce alla sostenibilità complessiva dell’intervento, pensato per essere realizzato attraverso un sistema costruttivo facilmente apprendibile e replicabile dalla manodopera locale.
Il complesso scolastico “Girasole” purtroppo ad oggi resta solo un progetto perché il finanziamento deciso dalla CEI ha subito uno stop durante la pandemia, quando i fondi sono stati destinati ad altre emergenze. Oggi la Scuola Girasole è ancora in attesa di essere realizzata e portarla all’attenzione pubblica significa restituire visibilità a un progetto, già premiato a livello internazionale.
L’intero complesso di circa 2.700 metri quadrati - scuola, dormitorio e abitazioni - richiede un investimento di circa 200 mila euro per la scuola, 150 mila euro per il dormitorio e altri 200 mila euro per le abitazioni, per una media di circa 200 euro al metro quadrato. Una cifra modesta, ma capace di generare un impatto significativo, sia sul territorio sia e soprattutto sulle nuove generazioni locali. Il senso più profondo del progetto sta nel dimostrare proprio che è possibile un modo alternativo di pensare e fare Architettura: con rispetto, passione e visione.
Dobbiamo costruire con un’etica futura che oltrepassi quella (antropocentrica) della prossimità che abbiamo praticato finché le conseguenze delle nostre azioni erano limitate nel tempo e nello spazio: un’etica della lontananza, verso chi è più lontano da noi per classe sociale (i più poveri), nello spazio (per esempio i popoli dell’Africa) e nel tempo (le generazioni future). Come ricorda Confucio: «se pensi in termini di anni, pianta un seme; se pensi in termini di decenni, pianta alberi; se pensi in termini di secoli, insegna alla gente».