Geopolitica, un paracadute tra algoritmi e fake news

Nella prestigiosa Rotary House di via Moretto a Brescia si è tenuta la riunione InterClub organizzata dal RC Brescia Castello, a cui hanno partecipato il nostro Club insieme al Brescia Ovest e all’InnerWheel Brescia Sud.
L’occasione è stata la presenza di un relatore prestigioso come l’Ambasciatore Giulio Prigioni, bresciano di Iseo, che ha tenuto una relazione perfettamente in tema con il motto della nostra annata rotariana.
Accompagnato da Luca Zanni, Presidente del Centro internazionale di ricerca intitolato al prof. Carlo Maria Cipolla, è stato presentato da Luca Steinmann, giornalista italo-svizzero per testate importanti e corrispondente di guerra. La carriera diplomatica di Giulio Prigioni lo ha visto ambasciatore prima in Lituania, poi in Bielorussia, dopo aver trascorso sei anni a San Francisco come Console Generale; al suo attivo anche l’incarico di Ministro consigliere a Vienna presso l’AIEA dell’ONU.
Il relatore ha esordito dicendo che lo scopo della sua relazione è di suscitare curiosità sulla geopolitica, materia certamente non nuova ma fondamentale per poter condurre un’analisi corretta degli avvenimenti mondiali. Nella prima parte ha affrontato il tema della diffusione tra gli analisti degli “algoritmi” di valutazione, cioè procedure matematiche che stanno sconfinando dalle applicazioni nelle scienze esatte nel campo delle scienze umane, con il risultato di voler pensare sostituendo “il cervello” dell’uomo, operazione che presenta grandi rischi.
Prigioni ci ha fatto capire l’ importanza della geopolitica davanti ad una mappa del continente asiatico, proponendo la semplice considerazione “le montagne dividono e i mari uniscono”, con la quale si possono spiegare molti avvenimenti storici. Ne sono esempi la guerra degli Inglesi con l’Impero Ottomano, condizionata dallo stretto dei Dardanelli, e dalla pesante sconfitta della Marina inglese, e per giungere ai tempi nostri dallo sforzo della Russia per ottenere uno sbocco militare nel Mare Mediterraneo. Prigioni ha portato diversi esempi di come la geografia condizioni, nel passato ma ancora oggi, le espansioni economiche di Paesi come la Cina, l’India, il Giappone, attraverso i mari e i canali artificiali scavati dall’uomo. Ma poi ha fatto la considerazione che esiste un “sesto continente” immateriale, “landless” (senza terra), come un’“Idra a sette teste” costituita da tutte le attività finanziarie sotterranee, dal mondo cibernetico e dalle guerre che si sono scatenate: a suo avviso è necessario tenerne conto perché è il mondo più pericoloso, e che deve essere combattuto con la “conoscenza” che deve essere diffusa.
Nella seconda parte della sua relazione, Prigioni ha utilizzato la geopolitica applicata alla Cina, che sembra stia emergendo come potenza ma che in realtà lo è sempre stata, sfruttando la sua struttura “mandarinale” di controllo della popolazione. E’ la nazione che sta proponendo, unica al mondo, alle altre nazioni investimenti infrastrutturali enormi (si stimano in 15 trilioni di dollari). Attraverso il Mar Giallo e il Mare delle due Coree, fino all’Oceano Indiano per arrivare il Africa, dove ormai la sua presenza è prevalente sul mondo occidentale. E questo deve obbligarci a tenere gli occhi aperti per cercare di capire quali sviluppi economici e politici si materializzeranno nei prossimi anni.
E’ stata quella di Prigioni una conversazione estremamente chiara ed interessante, che ha tenuti i rotariani attenti fino alle 23:30, quando il presidente del RC Castello ha ringraziato il relatore e lo ha omaggiato di uno splendido volume sulla pittura bresciana.

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